Continua il viaggio alla scoperta delle
testimonianze della presenza di Lilith nel continuum della Storia. Luca
Enoch ci guida alla ricerca delle tracce lasciate dalla nostra
cronoagente nell'età d'oro della pirateria.
UCRONIA, dal greco ou-chronos –
“nessun tempo” – indica la narrazione
letteraria, grafica o cinematografica di quel che sarebbe potuto
succedere se un certo avvenimento fosse andato diversamente. Le azioni
che Lilith compie, nella sua corsa su è giù per
lo spazio tempo, provocano inevitabilmente delle variazioni nel corso
della Storia come noi la conosciamo. Questi cambiamenti possono essere
minimi, impercettibili oppure macroscopici ed epocali e questo
indipendentemente dalla volontà dalla protagonista. Essi
possono limitarsi a venir raccontati in un articolo su un giornale o a
essere citati negli annali; oppure possono entrare nel mito, ispirare
le arti dei posteri e influenzare il destino di interi popoli. In
questa rubrica vi presento le prove che evidenziano il passaggio di
Lilith nella Storia dell’umanità, elementi che
potranno aiutare il lettore a capire la natura di tali cambiamenti,
comprenderne le cause e individuarne le conseguenze nel mondo futuro.
Luca Enoch
L’illustrazione riportata qui accanto
è quella raffigurata sulla copertina dell’edizione
originale del 1906 de “La regina del
Madagascar” di Emilio Salgari.
È il quarto libro del ciclo de I corsari delle
Antille e segue il romanzo La figlia del Corsaro
Nero. Il testo è arricchito dalle splendide
illustrazioni di Alberto Della Valle, autore anche
della cover.
Sinossi: Jolanda, la figlia del temutissimo
Corsaro Nero, fugge dai Caraibi dopo aver ucciso il figlio del perfido
Wan Guld, governatore di Maracaibo, che l’aveva rapita per
costringerla a rinunciare in suo favore
all’eredità del padre. Desiderosa di trovare un
posto sicuro dove stabilirsi per poter continuare la sua
attività di pirata, l’indomita fanciulla si dirige
verso la lontana e favolosa isola di Madagascar. La aiuteranno Long Ben
e i filibustieri della Tortue, orgogliosi di servire la figlia del
più grande pirata di tutti i tempi.
Fonti: Per questo romanzo, lo scrittore
veronese si ispirò alla figura semi-storica di
un’anonima piratessa vissuta nella prima metà del
XVIII secolo, che percorse il Mar dei Caraibi con la sua nave
– la Maroon - e fu autrice di numerosi
assalti a vascelli di ogni nazionalità e di uno spettacolare
e sanguinoso attacco a Gambia Castle, una delle
basi commerciali della Royal African Company
– durante il quale venne affondata la Queen Mary,
un vascello di terzo rango della Royal Navy.
Bellissima ma spietata in combattimento e amante della carneficina,
scomparve subito dopo il saccheggio del forte britannico durante la
navigazione verso l’oceano Indiano, probabilmente uccisa dai
suoi stessi uomini, terrorizzati dalla sua ferocia.
Un’altra possibile fonte di ispirazione per la protagonista
del romanzo potrebbe venire dall’episodio dell’incendio
di Portobello, avvenuto quasi un secolo prima. In
quell’occasione, l’equipaggio del Gioiello
d’Orange – un vascello corsaro olandese
al comando del capitano Klaas Mansveldt -
riuscì in un’ardita missione di salvataggio,
liberando il proprio capitano mentre stava per essere giustiziato dagli
spagnoli nella piazza de La Aduana. Nel corso della rocambolesca
operazione, i corsari appiccarono, a scopo diversivo, diversi incendi,
che presto si estesero all’intera cittadina. Il rogo
durò per tutta la notte seguente e, all’alba,
Portobello era quasi interamente distrutta. Le cronache del tempo
riportano che a capo dell’incursione vi erano due donne, le
amanti di Mansveldt, che condividevano con lui la vita nella Corsa. Si
conosce il nome di una di esse, Anne Read; la
seconda è rimasta anonima ma, come la piratessa del secolo
successivo, era famosa per la sua bellezza e per la crudeltà
mostrata nel combattimento.
La fuga di Mansveldt non portò fortuna al Gioiello
d’Orange. La leggenda racconta che Anne, dopo aver
ferito a morte il suo amante in un parossismo di gelosia, uccise anche
la rivale gettandone il corpo nelle acque dell’oceano.
Trasposizioni cinematografiche
Alla figura di questa donna si ispira liberamente il
film del 1967 “L’indomabile Angelica”
di Bernard Borderie (vedete qui a fianco la locandina originale della
pellicola), quarto episodio della famosa serie cinematografica, dove la
protagonista deve lottare contro una bella e crudele corsara dai lunghi
capelli neri, la favorita del temibile pirata il Rescator,
sotto le cui spoglie si nasconde in realtà Joffrey de
Peyrac, il marito di Angelica creduto morto sotto i ferri
dell’Inquisizione.